Bianca Modenese, una razza da salvare dall’estinzione

In origine (e ad oggi) si chiamava Bianca Modenese ed era la razza più diffusa di tutta la provincia di Modena e dintorni. Nel volgere di un secolo venne battezzata col nome di Bianca Val Padana, senza tuttavia una vera giustificazione di una localizzazione così estesa.

L’origine della razza Bianca Modenese sembra risalire a bovini dal manto fromentino, simili all’attuale razza Reggiana, incrociati più volte con bovini grigi di tipo Podolico. La selezione per colore e caratteristiche ha dato vita nel tempo ad una razza che ha vissuto per alcuni secoli al fianco dell’uomo, conoscendo anche un forte sviluppo.

Nel 1800 le prime tracce storiografiche di censimento (se ne contavano almeno 50mila capi) e nel 1935 il momento di massima diffusione (230mila capi censiti), assieme al riconoscimento per decreto ministeriale col nome di Bianca Val Padana.Bianca Modenese esemplari al pascolo

La sua attitudine iniziale è quella del lavoro nei campi, ma è da sempre sfruttata anche per carne e latte, questo migliore a livello di nutrienti rispetto a quello della pur più produttiva Frisona. La Bianca Modenese fu, infatti, al centro dell’iniziale produzione di Parmigiano Reggiano, ma venne sostituita nel secondo dopoguerra con vacche di razze più produttive.

Così se nel censimento del 1944 veniva stimata una presenza di circa 240mila esemplari, dieci anni dopo il I Convegno di Allevatori Bovini Razza Bianca Val Padana censiva 200mila esemplari, destinati a diminuire progressivamente. Nel 1983 il numero attestato è 1416, nel 1991 è 1088, nel 1977 si scende a 788 e nel 2005 ci si attesta intorno agli 800 individui.

Il 2005 è un anno importante per la Bianca Modenese, è il primo anno in cui ritorna in produzione casearia questo particolare latte (dal forte contenuto di sali minerali, acido citrico, lattosio e maggiore percentuale media di calcio e fosforo allo stato colloidale): il 4 aprile è il giorno in cui la “prima” forma di Parmigiano Reggiano di Bianca Modenese esce dalla caldaia. Lo stesso anno Slow Food dichiara la razza un “Presidio”.

Attualmente al centro di un progetto di recupero, viene allevata per tradizione aziendale e di famiglia e perché, stando a un sondaggio Biozootec, secondo gli allevatori stessi, presenta una carne dalle ottime caratteristiche. Le sue carni, infatti, non mostrano forti depositi o infiltrazioni di grasso nei muscoli, ma una giusta marezzatura; il sapore è delicato, la consistenza tenera, il colore rosso vivo tendente al chiaro.

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