Apicio, le ricette degli antichi romani, tra povertà e lusso.

Apicio, noto come primo cuoco nella storia, leggendario buongustaio a cui si attribuisce il De Re Coquinaria, in cui vengono tramandate numerose ricette degli antichi romani. Il libro non sembra essere altro che un collage di mani ed autori, che tuttavia ci riporta un prezioso estratto di alcune fantasie culinarie romane.

Virgilio racconta che la prima comunità discendente dai troiani aveva una dieta povera in cui non compariva o quasi la carne. Allo stesso modo, durante le prime espansioni sulla penisola italiana, il regime alimentare era principalmente basato su legumi, verdura e latticini. Fu con la progressiva conquista della Magna Grecia che a Roma si cominciò a produrre olio, vino e a sviluppare centri urbani molto grandi, con conseguenti limitate le possibilità di coltivazioni. Fu così che aumentò vertiginosamente il consumo di carni, specialmente di maiale.Apicio, mosaico con anfora di vino

Successivamente all’epoca augustea si colloca il trionfo dell’ars culinaria, in cui si rese celebre Marco Gavio Apicio protagonista di numerosi aneddoti. Si narra che Apicio nutrisse le anguille con i corpi degli schiavi, o che si sia suicidato dopo aver dilapidato tutto il suo patrimonio in folli banchetti. Le portate che presentava agli ospiti erano quanto di più eclatante potesse trovare: pappagallo o fenicottero arrosto, creste di volatili vivi, calli di cammello, utero di scrofa, ghiri ripieni o ancora cervo cotto in acqua, latte e olio (in tre stadi differenti).

Apicio e le sue ricette rappresentavano la manifesta superiorità romana, ma non sono testimonianza dell’alimentazione seguita dalla comune popolazione. Piuttosto espressione della classe patrizia, che pare si ritrovasse con Apicio presso una sorta di scuola, a disquisire alla stregua di filosofi di accostamenti e ricette.

Se per la prossima cena tra amici vorrete preparare un “pasticcio di lingue di pappagalli parlatori” non dovrete fare altro che cercare Apicio e le sue ricette

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