Sisma e allevatori, parliamo della situazione attuale con il Comitato SOS Sant’Eutizio

Non è semplice per noi scrivere questo articolo. Lo diciamo senza alcuna retorica. Abbiamo aspettato che “A qualcuno piace carne” si fosse concluso, per non associare occasioni di dibattito e svago a vere tragedie umane (e non solo).

Allevatori e sisma centro italia, asino e neve

A gennaio abbiamo avuto modo di parlare direttamente con Gabriele del Comitato Per la rinascita dei piccoli borghi, SoS Sant’Eutizio, un piccolo gruppo di persone che quotidianamente si rende utile alla popolazione che ha subito il sisma del 30 Ottobre. “Siamo un gruppo di cinque ragazzi nati a Roma, abituati a passare le vacanze ed ogni occasione possibile a Pedivalle (una frazione di Preci), innamorati di quei luoghi. Per questo abbiamo avuto subito il bisogno di stare là, a fare presenza”. Comincia così, con un tono di voce pacato, a raccontare, portandoci dentro una situazione che al di qua del computer, è troppo grossa per essere raccontata.

Ma era proprio quello che chiedevamo. Come stanno gli allevatori? Quali le condizioni delle stalle e degli animali? C’è qualcosa che possiamo fare per aiutare?

Mentre eravamo su Skype stava nevicando. I telegiornali, che sembravano essere fuggiti dalle terre del centro Italia, trovavano ancora una volta il gusto perverso di riperdere allevatori distrutti, stalle buttate giù dalla neve e simili. Ed oggi, che dovremo continuare a parlarne, niente, silenzio.

Prima di scrivere questo articolo abbiamo chiesto quanto fosse cambiato da trenta giorni ad oggi. Più o meno niente, ci è stato risposto. Per cui continuiamo a raccontare ciò che ci siamo detti con Gabriele.

All’inizio ci siamo dedicati al nostro paese, portando cibo e vestiti, poi abbiamo provato ad allargarci in tutti i paesi vicini. Qui tutti i paesi sono piccoli, ci sono poche strutture, ma ogni zona ha le sue zone predisposte per eventi sismici, per posizionare container o altro”. Fatto sta che in ben pochi luoghi si è riusciti a portare strutture abitative o tensostrutture di riparo.

Le persone hanno difficoltà a mangiare: “Si tratta anche solo del fare la spesa: con la distribuzione tutto diventa un meccanismo burocratico lento e non infallibile, anche a causa della situazione in cui tutti si trovano ad operare. Ma non è stato raro che alcune famiglie si siano trovate senza una spesa di prodotti per sopravvivere all’emergenza per più di sette giorni”.

Per questo alla fine Gabriele, il comitato Sos Sant’Eutizio, ed altre piccole organizzazioni, hanno preferito prendere contatto direttamente con le famiglie, per cercare di spezzare la catena ed aiutare velocemente qualcuno. E così ci arrivano anche le voci di alcuni allevatori, in una terra che vive di allevamento e di prodotti tipici come gli insaccati.

Siamo ancora in emergenza. Dopo i primi tempi chi poteva andarsene se n’è andato. Abitazioni primarie, come casette di legno, non ci sono. E dove sono arrivati si tratta di un caso isolato. Le stalle crollano, molte sono crollate, e non tutti gli allevatori sono stati dotati di una tendo-struttura per proteggere il proprio bestiame”. Nei giorni di freddo sono morti molti animali, ed alcuni allevatori sono addirittura stati costretti ad entrare nella zona rossa (e dati per dispersi) per dare il cibo ai propri animali.

Allevatori sisma centro Italia stalla crollata

A sentirlo scandire, parola per parola, non ci si crede. Un allevatore a Campi ha ricevuto temporaneamente dalla Protezione Civile una tensostruttura, come stalla. Solo che non è stata conclusa e si ritrova costretto a tenere il gregge in un magazzino, pericolante.

Mancano le stalle, mancano le strutture, mancano le abitazioni, manca il cibo. Una fetta di popolazione italiana con i propri greggi (o ciò che ne rimane) è costretta a vivere in uno stato di calamità naturale perenne, in disagio e sofferenza.

Con la nostra voce, con i nostri mezzi, possiamo pensare di poter aiutare questi allevatori?

Possiamo pensare di riuscire a raccogliere quantomeno cibo per gli animali, se non possiamo sognare di finanziare una struttura?

Contiamoci, lasciate nominativi e proposte nei commenti, e vediamo cosa possiamo fare. Intanto siamo partiti con l’informare. E se non avete letto niente di nuovo è semplicemente peggio.

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