Intervista con Dario Dongo su alimentazione, carne e certificazione

Dario Dongo, intervistaAbbiamo raggiunto l’Avv. Dario Dongo, PhD in diritto alimentare, fondatore di greatitalianfoodtrade.it e foodagriculturerequirements.com per una intervista riguardo l’alimentazione, il consumo di carne, la sua certificazione e molto altro. Le sue risposte contengono una cosa che oggigiorno risulta quasi “inedita“: fatti e dati (e molti spunti e link da andare a leggere per completa informazione). Per una maggiore fruibilità abbiamo deciso di pubblicare l’intervista in due episodi, ecco a voi il primo, buona lettura!

 

 

 

  • Buongiorno Dario, in primo luogo una domanda leggera: mangi carne? E se sì, quanto spesso e cosa è più frequente nella tua dieta?

La mia famiglia e io seguiamo una dieta onnivora, quanto possibile varia ed equilibrata, in armonia non solo con le raccomandazioni nutrizionali consolidate ma anche con il sentire personale di ciascuno di noi.

La verdura di stagione, sia cruda che cotta (quest’ultima in particolare la sera) ha sempre un ruolo primario nella nostra alimentazione. Sempre accompagnata da semi bio (girasole, sesamo, lino, zucca), frutta secca con guscio, talora un pizzico di alghe essiccate, e abbondante olio extravergine di oliva 100% italiano. La frutta di stagione è a sua volta presente, in genere al di fuori o prima dei pasti.
 
Carboidrati e proteine di origine vegetale ricorrono nei pasti, con privilegio verso i cereali integrali spesso abbinati con legumi. Rifuggendo dal ‘gluten-free’, che personalmente considero un grande inganno. Poiché il glutine è una proteina vegetale e sostenibile di valore, e i cereali che lo contengono sono codificati nel nostro DNA poiché presenti da sempre nella dieta mediterranea. Per non dire che tali cereali hanno un indice glicemico inferiore rispetto a quelli ‘alternativi’, come mais e riso, la cui storica origine è invece ben lontana.
Dieta Dario Dongo onnivora insalata semi
Nell’immagine un esempio di portata presa direttamente dalla tavola di Dario
 
Nei limiti del possibile e del ragionevole, in attesa della completa ‘democratizzazione del bio’  che da anni invoco, preferiamo gli alimenti biologici di provenienza italiana. Sia per la fiducia verso una filiera virtuosa che in Italia è controllata meglio che altrove, sia per contribuire al suo sviluppo attraverso le nostre scelte quotidiane d’acquisto.
 
Le proteine di origine animale sono assolutamente presenti. Poiché provengo da una città di mare prediligo il pesce azzurro pescato nel Mediterraneo. Senza trascurare le uova – rigorosamente ‘bio’ – e le carni. Cercando come sempre di beneficiare delle varietà a disposizione, avicole suine e bovine. Anche ovine ogni tanto, per merito degli arrosticini abruzzesi che i figli prediligono.
 
La carne bovina ha il suo spazio, non frequente ma di qualità certificata. Carni italiane da bovini sia italiani che francesi, purché allevati – almeno in parte – e macellati in Italia. Poca ma buona, anzi eccellente. Ed è perciò che tendiamo a evitare di ordinare piatti di carne fuori casa, quando non si abbia garanzia sulla sua origine.
 
L’origine delle carni al ristorante, a proposito, è oggetto di una proposta di decreto legge che il nostro sito Great Italian Food Trade ha condiviso e porta avanti con determinazione, a fianco del Consorzio Italia Zootecnica.
Infine ma non da ultimo i latticini. Che non possono mancare, tantomeno in una famiglia di sportivi come la mia. Privilegiamo i formaggi di capra e di pecora, oltre agli immancabili Grana Padano e Parmigiano Reggiano. Con una marcata attenzione verso i prodotti bio, in questo caso per la semplice ragione di pretendere l’integrità della filiera italiana. Mi spiego meglio, trovo davvero assurdo che l’Italia sia il primo produttore europeo di soia, rigorosamente non-OGM, e la esporti in Germania e Austria per alimentare la produzione di ‘pet-food’ non-OGM. E che invece si importi soia OGM per nutrire le vacche da latte da cui provengono i nostri formaggi DOP. Bisogna cambiare registro, rivedere i disciplinari e imparare a valorizzare una filiera italiana non-OGM dai campi alla tavola!
 
E cosa non troverai mai nella nostra dispensa? Prodotti con lo scadente e insostenibile grasso di palma, causa di gravi danni al pianeta e alle sue popolazioni oltreché nocivo per la salute. Nè la bevande gassate e zuccherate. Non troverai neppure il sale a tavola, poiché già troppo se ne trova nei cibi da cui non può venire sottratto. Al più, quando sarai nostro gradito ospite, potrai trovare qualche sua alternativa naturale con altrettanta sapidità e meno sodio.
  • Ti chiediamo un tuo giudizio su allevamento intensivo vs allevamento “grass fed” o al pascolo

Ho provato ad approfondire il tema dei c.d. allevamenti intensivi, a seguito delle vivaci polemiche emerse negli ultimi anni. Da appassionato cultore del diritto alimentare europeo ho apprezzato molto l’evoluzione delle regole cogenti, sul fronte di sicurezza e tracciabilità delle produzioni – cui ho pure dedicato una recente pubblicazione – come su quello del benessere animale.

Ho altresì avuto modo di verificare di persona la serietà e l’efficacia dei sistemi di certificazione volontaria, approvati dal Mi.P.A.A.F., a garanzia delle carni italiane di qualità.

In ragione di ciò, non ho alcun pregiudizio verso le carni che provengano da c.d. allevamenti intensivi in Italia. Poiché ho fiducia nel rispetto delle regole da parte degli allevatori nostrani, e dei rigorosi controlli dei servizi veterinari pubblici. La zootecnia italiana è all’avanguardia a livello globale, grazie a un’anagrafe pubblica e a un sistema di cartelle cliniche elettroniche che restringono al minimo le possibilità di frode.

È un progetto molto interessante, del quale mi congratulo! Questa iniziativa, come i disciplinari per la qualità certificata delle carni italiane, ha lo straordinario potenziale di innalzare gli standard di produzione e di consumo delle carni bovine.

Negli ultimi decenni un crescente numero di consumatori italiani ha imparato a bere buon vino, e sta imparando con più lentezza a scegliere l’olio extravergine degno di tale nome.

Sulle carni bovine invece pare ancora d’essere ai primordi. Al di fuori delle Regioni ‘vocate’, ben pochi hanno idea degli elementi che contraddistinguono una buona carne. Paradossalmente è stato il ‘mito commerciale’ della carne danese a tracciare il solco dell’attenzione all’origine della bistecca. Ma da qui a distinguere i prodotti in base non solo all’origine, ma anche all’alimentazione dei bovini e alla frollatura delle carni, il cammino è ancora lungo.

È indispensabile promuovere la cultura della carne italiana di qualità, che sia pur poca ma eccellente e scelta con attenzione. Nell’interesse dei consumatori, e della filiera zootecnia italiana che a sua volta non può che orientarsi su produzioni di valore. Le quali devono poter essere riconosciute in quanto tali, grazie a iniziative come la Vostra e i sigilli di qualità, non solo in Italia ma anche in Europa e nel mondo.

Questo percorso è in linea, tra l’altro, con le esigenze planetarie di sostenibilità della filiera, che si basano appunto su consumi moderati di prodotti di origine animale di eccellenza a 360′. Vale a dire sicurezza, qualità, sostenibilità e benessere animale. Un modello diametralmente opposto a quello nordamericano  di consumo eccessivo di carni da animali dopati con ormoni e vari farmaci il cui impiego è da noi vietato o comunque drasticamente limitato. (Leggi anche la seconda parte!)

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