Intervista con Dario Dongo, seconda parte

Dario Dongo, intervistaEcco la seconda parte dell’intervista con l’Avv. Dario DongoPhD in diritto alimentare, fondatore di greatitalianfoodtrade.it e foodagriculturerequirements.com, dopo aver parlato di alimentazione in genere e carne grass fed, trattiamo una questione che ci sta a cuore e che riteniamo fondamentale per il futuro: la tracciabilità e certificazione in etichetta dei prodotti.

Se vi siete persi la prima parte, leggetela!

 

 

  • Dario Dongo, sei stato protagonista della richiesta di una etichettatura trasparente, capace di tracciare il prodotto in maniera inequivocabile. Puoi spiegare meglio ai nostri lettori cosa hai chiesto nello specifico?

Da anni mi batto affinché in Italia venga ristabilito l’obbligo di indicare la sede dello stabilimento di produzione  sulle etichette degli alimenti realizzati in Italia. Tale obbligo ha avuto vigenza dal 1992 al 2014, ed è venuto meno a causa della decisione dell’allora ministra Federica Guidi di privilegiare gli interessi di Big Food, a delocalizzare le produzioni dall’Italia all’estero senza informarne i consumatori. Gli esempi sono molteplici, dai vari ‘brand’ di oli italiani acquisiti dai produttori spagnoli ai marchi iconici come Algida (Unilever), Perugina e Buitoni (Nestlé) che gradatamente spostano le produzioni all’estero.

La sede dello stabilimento di produzione in etichetta è invece indispensabile, per due ragioni essenziali:

– distinguere il vero Made in Italy rispetto al c.d. Italian sounding. Consentire perciò ai consumatori (italiani, europei e globali) scelte davvero consapevoli di acquisto, che possono premiare l’economia del Bel Paese, il PIL e l’occupazione. Affinché siano riconosciuti e valorizzati i valori che non appartengono solo alla tradizione ma anche all’attualità delle nostre produzioni, ove sicurezza e qualità spiccano in ogni categoria e segmento di prezzo,

– ottimizzare la tracciabilità, anche ai fini della corretta gestione di azioni correttive in caso di eventuali rischi di sicurezza alimentare. Che si tratti di un allergene non dichiarato in etichetta o di una contaminazione accidentale da corpo estraneo, poter risalire all’origine del problema grazie alla semplice lettura dell’etichetta è un vantaggio di non poco conto.

  • Per quanto riguarda la carne cosa cambierà?

Nel diritto alimentare europeo le carni hanno una posizione preminente. Nel senso che si tratta delle categorie di prodotti regolati in misura più stringente e dettagliata. Per quanto attiene sia alla sicurezza, sia all’informazione al consumatore.

Le carni immesse in vendita nel Mercato interno (UE) devono perciò garantire completa tracciabilità e notizia dei Paesi di nascita, allevamento e macellazione degli animali. Ciò vale sia per le carni bovine (reg. CE 1760, 1825/00), sia per quelle suine, avicole, ovo-caprine (Reg. UE 1169/11, 1337/13).

Il legislatore europeo ha tuttavia tralasciato alcune notizie, che personalmente ritengo debbano venire altresì previste come obbligatorie:

1) origine delle carni equine, di coniglio e di lepre, di selvaggina. È paradossale e grottesco, dopo l’orrendo scandalo dello Horsegate (carni di cavallo spacciate per bovine e inserite in una moltitudine di prodotti in tutta Europa, al di fuori dell’Italia), che l’informazione sulle carni equine sia stata ‘dimenticata’,

2) origine delle carni nei prodotti a base di carne, prima ancora che nelle carni lavorate. È possibile che al supermercato non si possa conoscere l’origine della carne impiegata in un hamburger, solo perché esso contiene un paio d’altri ingredienti? Si tratta piuttosto di una deroga costruita ad arte, in nome di un interesse che non coincide con quello dei consumatori, né con quello della nostra filiera zootecnica. Altrettanto dicasi per le carni lavorate, cioè i salumi. Nessuno si scandalizzerà nell’apprendere che la bresaola della Valtellina IGP è sempre realizzata a partire da carni brasiliane, ma tanti impareranno a privilegiare la mortadella di suino italiano rispetto a quella di diversa provenienza. La Francia è già andata avanti in questa direzione, sono convinto che ne vedrà presto i risultati positivi,

3) origine delle carni al ristorante. I gestori di pubblici esercizi, mense, catering, hanno già le notizie che servono. Ma devono avere il coraggio di condividerle. Partiamo da una semplice constatazione, il 50% delle carni oggi vendute in Italia ha origine straniera. Al tempo stesso, il 50% circa dei pasti viene consumato fuori casa. Può forse essere che il secondo dato aiuti a spiegare il primo? Personalmente credo di sì. E che vi sia perciò un grande spazio di miglioramento, sotto il segno della trasparenza nei confronti del consumatore e della valorizzazione della zootecnia italiana.

Dario Dongo carta Padova

  • Il tuo intervento cosa ha in comune con quello presentato da Movimento 5 Stelle e Giulia Innocenzi nei giorni scorsi?

Con tutto il rispetto per gli Autori citati, mi è difficile sintetizzare le posizioni che ho sopra espresso in una singola proposta. Il Movimento 5 Stelle peraltro ha a sua volta proposto alla Camera dei Deputati un disegno di legge per l’origine delle carni al ristorante, del tutto in linea con il progetto di decreto legge che ho redatto per il Consorzio Italia Zootecnica.

In termini più generali ritengo che ci si debba muovere nel contesto delle regole europee le quali, in questo ambito, rappresentano un buon punto di partenza.

Credo che il miglioramento vada perseguito promuovendo in Europa l’applicazione del modello della zootecnia italiana 4.0 . Anagrafe animale online, cartella clinica elettronica. In una parola, la Carta di Padova

  • Una domanda più leggera, parlaci della ricetta di carne che preferisci e che ti riporta alla mente quando eri piccolo

Solo di recente, proprio in occasione dell’evento in cui è stata presentata la Carta di Padova, ho scoperto la scottona veneta nutrita a cereali. Al di sopra del bene e del male, avrebbe detto un filosofo tedesco…

Della mia infanzia marinara ricordo invece un curioso aneddoto. L’amata nonna napoletana cucinava per lunghe ore la ‘carne alla genovese’, piatto delizioso e tuttavia completamente ignoto all’altra nonna la quale era invece proprio di Genova.

  • Sarai tra i presenti a parlare a Meatalks?

Spero proprio di sì!

Soprattutto, auspico che in tale occasione si possa superare l’annosa dicotomia ‘Carne Sì, Carne No’ e si possano invece considerare anche altri argomenti. Ne segnalo un paio:

– l’identità  e le garanzie di sicurezza nutrizionale dei cibi pronti presentati come vegetariani e vegani. Trattandosi di un tema che interessa tutti, compresi i più ostinati carnivori a dispetto di quanto si possa credere,

– la questione dei mangimi OGM nell’allevamento degli animali da latte, oltreché da carne.

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