Carneitaliana.it è stata invitata a partecipare a “Etica 4.0” un importante confronto promosso da Assoapi e Federico Minghi sull’etica dell’enogastronomia. A fare compagnia alla nostra start up molti volti noti e influenti, come Paolo Capresi (giornalista Mediaset), Claudio Zeni (cronista enogastronomici), Angelo Agnelli (CEO di Pentole Agnelli), Doriana Tucci (food blogger),  Fulvio Ursini (Università di Padova), Roberto Lodovichi (Presidente Regionale Cuochi Toscani), Filippo Saporito (chef Villa Bardini) e molti altri.

Il nostro grazie di cuore va soprattutto a Federico Minghi, organizzatore ed ideatore dell’evento, che ci ha per primo chiamato e considerato nel novero delle “aziende etiche” che producono valore per poter dare valore al consumatore.

etica 4.0 manifesto partecipanti

Riccardo Bartoli, AD di Carneitaliana.it ha dato il suo contributo parlando di etica e distribuzione, di come siano strettamente correlate all’informazione che viene data al consumatore. Vi riportiamo il suo intervento:

CARNEITALIANA.IT è una società molto giovane, nata da un anno, con lo scopo di creare una distribuzione per la carne grass fed, ovvero la carne allevata al pascolo. Non esiste, infatti, ad oggi una distribuzione organizzata di questo tipo di carne, ma solo piccoli “spot”. Chi alleva animali al pascolo prova a creare una piccola distribuzione di vicinato, ma niente di realmente organizzato.

Abbiamo tutti gli elementi per rientrare nel concetto di impresa etica. Ad esempio sposiamo l’idea di ritrovare e seguire i cicli naturali, come l’intenzione di fare un prodotto attraverso di essi. Ci contraddistingue anche la forte attenzione allo spreco, perché la grande distribuzione (della carne) solitamente si occupa di vendere i tagli più richiesti (cioè una bassa percentuale dell’animale) e butta via il resto. La carne che si vede al supermercato alle otto di sera, un assortimento come se fosse mattina, il giorno dopo non c’è più, viene buttata via.

E non è il supermercato ad essere sprecone, in realtà è il sistema distributivo e la domanda a creare questo tipo di situazione.

Riccardo Bartoli carneitaliana.it THE GRASS FED SHOWLa distribuzione si adatta alle esigenze del consumatore. Tutti noi vogliamo la varietà, vogliamo andare e comprare girello, filetto o altri tagli. Ma nella produzione ‘pensata dalla natura’ così non è. Innanzitutto esiste una stagionalità della carne. In secondo luogo capite che se tutti mangiamo bistecca, se vogliamo solo roast beef per cena, gli altri 250 kg di carne di un bovino non vengono consumati e sono scartati. Una quantità enorme se la moltiplicate per tutte le cene che facciamo.

La nostra mission è quella di lavorare tutto l’animale, così da ottenere anche margini di ricavo maggiori per il piccolo allevatore. Parlo di piccoli allevatori perché necessariamente l’allevamento al pascolo riguarda dimensioni ridotte. Rimangono e rimarranno sempre dei micro-allevamenti che non si possono permettere la manodopera, quella può caratterizzare solo chi ha distribuzione massificata.

Anche per questo ci consideriamo una azienda etica.

Da consulente aziendale prestato a questa avventura, vi dico che non ho mai sentito dire a un imprenditore ‘la mia impresa non è etica’. Le prime a farsi un codice etico sono state le banche. Se il nostro dibattito pensa di produrre un codice etico delle imprese, io dico: giochiamocela sul mercato. 

Ovvero, partiamo da un assunto. Il profitto nasce da una asimmetria informativa tra il consumatore e il prodotto che state vendendo. Cioè maggiore è la asimmetria informativa, meno sa il consumatore del prodotto venduto, più alto è il profitto dell’azienda.

Noi siamo in una posizione opposta: vogliamo informare il consumatore. Non siamo la grande distribuzione che proclama: ‘stiamo lavorando per eliminare gli antibiotici dalla carne’. Così che il consumatore pensi “Ah stanno lavorando per eliminare gli antibiotici, quindi posso comprarlo”. Ma in realtà “stiamo lavorando” significa che gli antibiotici ci sono, che le produzioni sono fatte da allevamenti intensivi etc. Però la percezione del consumatore è quella, perché non è informazione, è marketing.

Maggiormente informiamo il consumatore e minore è il profitto, lo stiamo informando che questa è la nostra produzione. Ne consegue come non sia automatico che da una impresa etica consegua un profitto dignitoso. Da qui, senza lasciare l’importanza di informare, secondo noi dovremo partire“.

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